1. Home
  2. Magazine
  3. Articoli
  4. Pensa prima di fidarti: come proteggersi nell'era dell'AI
Share this event on:
  • LinkedIn

Recomend this page

Grazie, la tua segnalazione è stata inviata correttamente.

Spiacenti, questa funzionalità non è disponibile al momento.
Per favore prova con questo link. Grazie

Mittente:

Destinatario (indirizzo e-mail):

Mentre il Mese Europeo della Consapevolezza sulla Cybersicurezza giunge al termine, analizziamo più da vicino come i criminali informatici stiano utilizzando l'intelligenza artificiale per amplificare e perfezionare le proprie truffe e come sia possibile proteggersi, riconoscerle e fermarle sul nascere.

2:00 min

Ogni ottobre, il Mese Europeo della Consapevolezza sulla Cybersicurezza ci ricorda che la sicurezza non riguarda soltanto la tecnologia. Riguarda anche le scelte che compiamo ogni giorno.

 

Quest'anno è più chiaro che mai che l'intelligenza artificiale sta trasformando sia le opportunità sia i rischi per individui e organizzazioni. Se da un lato l'IA aiuta le aziende a lavorare in modo più intelligente e rapido, dall'altro consente ai criminali informatici di operare con una velocità, una scala e un livello di sofisticazione senza precedenti. I modelli di IA più avanzati fanno regolarmente notizia per la loro capacità di aggirare le difese informatiche.

 

Questo tipo di strumenti accelera l'individuazione delle vulnerabilità, riduce il tempo che intercorre tra la loro scoperta e il loro sfruttamento e aumenta la portata delle minacce informatiche che le organizzazioni di tutto il mondo devono affrontare.

 

Vedere non basta più per credere

Uno dei cambiamenti più significativi riguarda le frodi e il social engineering. I messaggi di phishing generati dall'IA possono oggi essere altamente personalizzati e scritti in qualsiasi lingua. Le tecnologie di clonazione vocale sono in grado di replicare la voce di una persona partendo da pochi secondi di registrazione, mentre i deepfake possono creare impersonificazioni video e identità sempre più convincenti. I truffatori stanno iniziando a combinare queste capacità in campagne fraudolente complete che imitano persone, organizzazioni e processi ritenuti affidabili.

 

Esistono già casi documentati in cui criminali hanno utilizzato con successo una sofisticata combinazione di messaggi, email, documentazione e videochiamate deepfake per impersonare alti funzionari pubblici e sottrarre alle vittime milioni di euro. L'insegnamento è chiaro: voci, volti e messaggi familiari non sono più una prova sufficiente dell'identità di una persona.

 

Cosa significa per le aziende

Le minacce abilitate dall'IA stanno colpendo organizzazioni di ogni settore:

• I consumatori possono essere vittime di convincenti truffe basate sulla clonazione vocale o sull'impersonificazione.

• I dipendenti possono ricevere richieste fraudolente che sembrano provenire da dirigenti o senior leader dell'organizzazione.

• I processi di verifica dell'identità e di onboarding sono sempre più esposti ai rischi derivanti da deepfake e identità sintetiche.

• I team di customer service, gli help desk e i contact center sono sempre più spesso bersaglio di tentativi di impersonificazione assistiti dall'IA.

 

Allo stesso tempo, anche gli stessi strumenti di IA presentano sfide di cybersecurity, sotto forma di attacchi di prompt injection, fuga di dati, manipolazione dei modelli e agenti autonomi di IA con accesso a informazioni e sistemi sensibili.

 

Piccoli gesti per una maggiore sicurezza

La buona notizia è che una protezione efficace continua a basarsi su comportamenti semplici e costanti:

 

• Fermati e rifletti quando ricevi richieste urgenti o che richiedono particolare riservatezza.

• Verifica le richieste insolite attraverso un secondo canale indipendente.

• Applica il principio dei "quattro occhi" per azioni sensibili e pagamenti, prevedendo sempre una seconda verifica.

• Non condividere mai credenziali, codici di sicurezza o informazioni di autenticazione.

• Segnala immediatamente qualsiasi attività sospetta, anche se successivamente dovesse rivelarsi un falso allarme.

 

La regola è semplice: verificare la richiesta, non il volto o la voce.