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Space To Experience: la scultrice Magdalena Abakanowicz alla Fondazione Pomodoro

  • 10

    Aprile 2009
  • 26

    Giugno 2009
Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano  
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Esposta una selezione di opere di grandi dimensioni che raccontano il lavoro di una delle voci più autorevoli della scultura contemporanea internazionale

 

 

La Fondazione Arnaldo Pomodoro ospita, dal 10 aprile al 26 giugno, una mostra personale dedicata a Magdalena Abakanowicz (1930), scultrice polacca insignita di numerosi riconoscimenti internazionali, le cui opere sono ospitate dai più prestigiosi centri di arte contemporanea. Curata da Angela Vettese, l'esposizione ripercorre l'attività dell'artista attraverso 11 gruppi di opere di grandi dimensioni, realizzate negli ultimi vent'anni.

 

La selezione delle opere in rassegna fa emergere la peculiarità delle creazioni dell'artista: gruppi scultorei, assemblaggi di varianti di un singolo prototipo, che da semplici oggetti nello spazio diventano spazi complessi di cui fare esperienza. Space to experience - il titolo dell'evento - allude infatti a spazi da esperire con tutti i sensi.


Per Magdalena Abakanowicz, l'opera è la mostra nel suo complesso, installazione dalle molte tecniche concepita per essere spazio di esperienza e luogo in cui maturare paura, stupore, senso di protezione e solitudine così come accade nella successione dei fatti dell'esistenza. Occupare lo spazio per entrare dentro l'opera significa consentire a queste sensazioni di elevarsi a paradigma della condizione umana.

 

Le opere presenti alla Fondazione Arnaldo Pomodoro testimoniano la versatilità dell'artista nell'uso dei materiali, utilizzati per la creazione di strutture morbide e flessibili, forme intrecciate di diverse fibre, grezze al tatto: si segnala la serie Abakans (1965-75), così denominata dal proprio cognome, costituita da superfici rotondeggianti tessute a mano, impiegando corde reperite nelle discariche sugli argini del fiume Vistola, di cui l'artista esalta le qualità spaziali e metaforiche.


Il linguaggio metaforico del lavoro della Abakanowicz si rivela nella "irripetibilità all'interno della quantità: una folla di persone o di uccelli, insetti o foglie è un misterioso assemblaggio di varianti di un certo prototipo, un enigma della natura aberrante, di esatta ripetizione o incapacità di produrre se stessa, proprio come una mano non può ripetere il proprio gesto".

 

Anche il complesso Embriology, ambiente composto in origine da circa 800 elementi di varie dimensioni ricuciti di iuta (duecento sono andati dispersi durante la Biennale di Venezia, probabilmente asportati dai visitatori), acquistato dalla Tate Modern di Londra, sarà in mostra presso la Fondazione. 

 

Come scrive Angela Vettese, "Chiunque vi penetri entra in una sorta di ovaia dove si trova a contatto con le diverse fasi della vita nel suo momento di bozzolo iniziale, di piccolo ammasso cellulare, di esseri che stanno passando come gli embrioni dallo stato di merula a quello di feto. Ci troviamo a confrontarci con la transizione da uno stato all'altro, con l'apparente disordine delle cellule nel nostro corpo, con i tessuti del corpo che è così facile lacerare o anche soltanto disturbare. Embriology è un grande teatro dell'essere prima che esso sia, benché ricordi - o forse anche per questo - i luoghi dove i mercanti di granaglie tengono i sacchi delle loro merci, così preziose e così facilmente esposte ai topi e ad altre calamità". A tal proposito, la stessa Abakanowicz afferma: "Io divento una cellula di questo organismo senza confini che è la folla, come altri già integrati e deprivati di espressione. Distruggendosi l'un l'altro, noi ci rigeneriamo. Attraverso l'odio e l'amore, noi ci stimoliamo l'un l'altro".

 

A partire dal 1985 Magdalena Abakanowicz ha poi utilizzato molte materie dure, giungendo sempre a risultati ragguardevoli: il bronzo, l'acciaio cortèn, l'acciaio inossidabile, l'alluminio e ancora il legno e vari tipi di resine.

 

 

(nella foto: Magdalena Abakanowicz, Abakan Red, 1969, courtesy Tate Modern, London)

 

 

Info

www.fondazionearnaldopomodoro.it